La Coppa Interamnia come linguaggio universale dell’ospitalità

di Danilo Di Pasquale - https://www.facebook.com/danilodp

Mentre si parla continuamente di destination marketing, place branding ed eventi esperienziali, Teramo lo fa da oltre cinquant’anni.

Migliaia di giovani atleti, allenatori, famiglie e dirigenti provenienti da decine di Paesi vivono la città, riempiono alberghi, ristoranti, piazze e impianti sportivi. Ma soprattutto costruiscono ricordi destinati a durare una vita.

Per chi lavora nell’hospitality, l’Interamnia rappresenta molto più di un evento sportivo.

È la dimostrazione concreta che l’accoglienza è un potente strumento di diplomazia, sviluppo economico e promozione del territorio.

Un grande evento non lascia soltanto presenze turistiche.

Lascia reputazione.
Lascia relazioni.
Lascia appartenenza.

In un’epoca in cui molte destinazioni cercano un’identità, Teramo possiede da decenni un patrimonio immateriale di valore internazionale.

Forse dovremmo raccontarlo ancora di più.

Perché la Coppa Interamnia non è soltanto la storia della pallamano.

È la storia di come lo sport possa diventare il linguaggio universale dell’ospitalità.

Per me, la Coppa è questo.

È un pezzo della mia storia che ho amato, e che amo ancora, della storia di Teramo e di migliaia di persone che, negli anni, hanno avuto il privilegio di viverla.

Ho avuto la fortuna di conoscerla da vicino, da vicinissimo. Di respirarne l’atmosfera, di comprenderne il valore autentico, di vedere con i miei occhi quanta passione, quanto lavoro e quanta dedizione ci siano sempre stati dietro ogni edizione.

Ho conosciuto uomini straordinari che hanno dedicato una parte importante della loro vita a questo sogno.

Penso al Presidente Pierluigi Montauti, al compianto Giorgio Binchi, Fabrizio Quaranta e tantissimi altri, spesso lontani dai riflettori, che hanno amato la Coppa Interamnia con un senso di appartenenza raro.

A loro dobbiamo molto più di un evento sportivo.

Dobbiamo un patrimonio culturale, umano e identitario che ha fatto conoscere Teramo nel mondo.

È sempre più evidente che la Coppa Interamnia si trovi a un punto decisivo della sua storia.

Al giro di boa.

Ed è proprio nei momenti come questi che una comunità deve scegliere se limitarsi ai ricordi oppure impegnarsi perché quei ricordi diventino futuro.

La Coppa Interamnia non appartiene a una persona, a un’associazione o a un’amministrazione.

Appartiene a tutti noi teramani.

Per questo va protetta. Va sostenuta. Va rinvigorita. Nei fatti. Non con il bla bla bla.

Merita di tornare a splendere come ha saputo fare per decenni, perché il suo valore va ben oltre una competizione sportiva: simbolo di accoglienza, amicizia, dialogo tra i popoli e orgoglio per la nostra città.

Lo dobbiamo a chi l’ha costruita. A chi ci ha lavorato con passione indomita.

Lo dobbiamo ai giovani che devono continuare a viverla.

E lo devo ai miei figli, che un giorno vorrei tanto incontrassero anche loro, in Piazza Martiri, al Campo 1, dopo quarant’anni, l’amico arbitro francese George e si emozionassero per un’amicizia lontana, ma profonda.

È questa la Coppa.


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